lunedì 15 luglio 2019
Come a dire, ormai so' due anni.
Che è successo alla Libraia in questi due anni? Niente di che, ma un niente-di-che evidentemente impegnativo per creare due anni di assenza.
Ho finito il mio mandato come consigliere.
Io e il resto della coalizione siamo stati violentemente asfaltati dall'onda verde che ha coperto la Brianza.
Sincerità per sincerità, eravamo tutti stremati e quando l'asfaltatrice-onda-verde si è palesata abbiamo risposto "Fa' un po' come ti pare, ché noi ch'abbiamo da sopravvivere". Non poteva andare tanto bene, in effetti.
Ci siamo trasferiti con il lavoro. Solo per un pezzettino, quindi invece di stare tutti insieme più o meno appassionatamente adesso siamo più o meno appassionatamente divisi in due, con tutti i problemi logistici che ne conseguono.
Io tengo costantemente le dita incrociate perché tutto vada bene e quando mi ricordo scruto il cielo per vedere se il volo delle rondini è di buon auspicio.
Per il resto, faccio la brianzola: sono sempre al lavoro.
PapàLibraio è stato rimesso a posto tanto bene dal cardiochirurgo che è tornato a lavorare con noi. Fa quello che fatichiamo a fare noi quasi-quarantenni con una tranquillità che lascia senza fiato. Soprattutto, mi rompe l'anima perché quasi tutto quello che faccio a lui non piace. Ma sulla rinnovata dinamica "genitore autorevol-autoritario e figlia-sottomessa-ma-che-un-po'-s'è-rotta" torneremo un'altra volta.
IlGrandeG è sempre al suo posto, ma lavora più di me e nell'altra sede, quindi praticamente ci incrociamo solo a cena, ci guardiamo e ci diciamo "Tu hai una faccia familiare, ci conosciamo? Ah già, sei il tipo che ho sposato undici anni fa". Sarà per questo che andiamo ancora d'accordo?
PiccoloG e MicroG non sono più rispettivamente né Piccolo né Micro.
Uno si affaccia titubante alle soglie della preadolescenza, trascinato in un balletto di ormoni e frustrazione da un corpo che si allunga, irrobustisce, fa spuntare peli ovunque. L'anima, mi sa che quella vorrebbe restare indietro ma non si può.
L'altro gira costantemente con una faccia da monello coccoloso, mangia frutta a tonnellate e sa come farsi amare anche quando fa cose tremende. E ne fa, di cose tremende, a bizzeffe.
Io continuo a leggere più o meno compulsivamente. La saga dei Cazalet, la saga di Amburgo di Carmen Korn, tanti altri libri vari ed eventuali: leggo, rileggo e ri-rileggo, vago di libro in libro come un'apetta curiosa, continuo a comprarne a tonnellate e infatti adesso non so più dove metterli.
Questo è quanto.
Quanto al futuro di questo posticino che mi ha tenuto compagnia per un bel po', non so bene quando ritornerò qui e cosa ci farò, ma ci sono, vi assicuro.
E tutto sommato ho fiducia.
giovedì 31 agosto 2017
La mie betoniche e Lady D
Si sta verso la fine del 1984 e mio padre ha l'occasione di acquistare al dopolavoro aziendale due biglietti per una rappresentazione della Turandot al Teatro alla Scala della primavera successiva.
I biglietti sono destinati ai due membri della famiglia appassionati di opera dal vivo: mia madre e la gloriosa ziaP.
Qualche tempo dopo, telegiornali e riviste di costume iniziano ad andare in fibrillazione perché la Casa Reale inglese programma per la primavera del 1985 una visita ufficiale dei Principi del Galles, Charles-still-living-in-1825 Mountbatten-Windsor e Lady Diana Spencer. Tra le tappe, proprio Milano.
Le due betoniche (mamma e zia) iniziano a fantasticare: lui è appassionato di opera, pensa che bello se venissero alla Scala anche loro.
Ed è proprio quello che succede: poco tempo prima della rappresentazione, il dopolavoro avvisa che la data per cui sono stati acquistati i biglietti è stata trasformata in serata di gala in onore dei Principi del Galles. Tutti i biglietti restano validi (e ci mancherebbe pure, dice il piccolo pezzo di rifondarola che ancora alberga in me) ma è necessario presentarsi con un certo anticipo per passare i necessari controlli di sicurezza.
E così è andata. Mia madre e mia zia hanno assistito a una rappresentazione di gala della Turandot alla presenza dei reali inglesi.
Cosa è rimasto di quella serata?
La locandina che riporta il "Serata di gala alla presenza delle loro Altezze Reali i principi Targaryen Nati dalla Tempesta Primi del Loro Nome Genitori di Draghi" (si vede che ho scoperto con tremendo ritardo Il Trono di Spade?) appesa nel salotto dei nonni.
I racconti che dicono che nel perimetro della piazza poteva entrare solo chi aveva un biglietto o un accredito stampa e solo dopo accurati controlli al metal detector e alle borse; che i fiori erano bellissimi, che il Palco Reale era tutto illuminato, che al loro ingresso tutti applaudivano, che l'orchestra ha suonato gli inni.
E poi i racconti su di Loro. Lei, che era spaventosamente giovane e, sempre secondo mia madre, "la Sua particolarità è sempre stato il taglio di capelli" (certo, mutter, tutto il resto era proprio da buttar via). Lui, che a detta di mia madre era simpatico perché spiegava a lei le fattezze del lampadario (da rotolarsi dalle risate, proprio).
Ma soprattutto quello di cui si parla sempre quando si parla di Lei: i vestiti. Ho sentito racconti e racconti e racconti su come scintillava la Lovers' Knot Tiara e su quant'era carino il vestito rosa shocking. Insomma, questo:
Ripensandoci oggi, è strano rendersi conto come, nel breve spazio di una sera, delle persone tanto diverse - due sorelle brianzole sulla trentina e una coppia di reali - si siano trovati a condividere la stessa esperienza nello stesso momento, a potersi guardare in faccia. Alla fine, davvero, tolti tutti gli orpelli e la buona educazione, azzerati i rispettivi conti in banca... che rimane tra noi comuni mortali - anzi, i poracci, Baby George insegna - e un reale? Un bel niente. Anzi, credo che se mia madre e la principessa del popolo si fossero trovate fianco a fianco in un bar, magari dopo aver avuto una giornata troppo impegnativa con noi figli... non avrebbero scarseggiato in quanto a conversazione!
giovedì 5 gennaio 2017
Perchè scegliamo di non colpire?
Una possibilità ghiotta, se vogliamo: la possibilità di rimbeccare una persona che negli ultimi tempi non ce ne faceva passare una.
Pochi minuti fa ho avuto quest'occasione, e l'ho lasciata passare.
Da quel momento sono qui che mi chiedo: perché? Le parole erano lì, belle pronte nella mia testa: sarebbe bastato usare l'intonazione giusta, e avrei vinto.
Invece sono stata in silenzio. Potevo colpire e ho scelto di non farlo.
Credo di sapere il perché: perché, tono giusto o sbagliato, dall'altra parte avrebbero iniziato a darmi dell'isterica, dell'esagerata, della femmina in calore.
Dall'altra parte c'era, ovviamente un uomo.
Sono anche portata a pensare che se fossimo state due donne forse tutto questo non sarebbe successo. Avremmo discusso? Forse, anzi, probabilmente sì. Ma l'altra non si sarebbe mai degnata di darmi dell'isterica. Della stronza, forse, ma non dell'isterica.
Più passa il tempo più mi convinco che davvero questo mondo è modellato a immagine e somiglianza degli uomini. Due uomini possono fare i galli nel pollaio, fare la ruota, discutere di santa ragione, magari mettersi anche le mani addosso: alla fine si guarderanno sempre con un fondo di rispetto.
Tra un uomo e una donna difficilmente questa cosa può succedere. La donne verrà sempre tacciata di essere emotiva, ingiusta, esagerata. Anche se si comporta come un uomo, anzi, forse soprattutto per quello.
Penso alla campagna Ban Bossy di qualche anno fa, al discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite che tanto avevo apprezzato e mi viene da pensare che non sono poi così tanto sola.
Poi però mi rendo anche conto di guardare solo una parte delle questione: penso a mio padre e a quello che, una volta mi aveva detto. Lui per me è stato sempre un padre: deciso, granitico. E' stato estremamente severo quando era necessario esserlo e mi ha dato tutta la libertà che volevo quando ho dimostrato di meritarmela. Ha fatto un grandissimo lavoro su di me, e tutto ciò che ho di buono in potenza credo di doverlo a lui.
Eppure qualche tempo fa mi aveva raccontato che sul lavoro lui non era assolutamente così come io lo vedevo. Era uno che parlava poco, che alle riunioni faceva solo presenza e che quando era costretto a parlare diventava rosso, "ma molto di più di come capita a te".
Quando le mie quattro preferenze in croce mi hanno fatto entrare in consiglio comunale lui è stato contento per questo motivo, perché sarebbe stata un'occasione per far sentire la mia voce, per non aver paura di tacere, per mettermi in gioco, per confrontarmi con gli altri.
So che c'è anche questa parte del quadro: so che ci sono uomini che non pensano che le donne siano una matass inestricabile di emozioni. So che ci sono uomini che ci valutano per quello che siamo e non per quello che pensano di vedere. Ho la prova davanti ai miei occhi (ancora per un po', grazie alla cardiochirurgia).
Eppure oggi non riesco a vedere questa sezione del quadro. Oggi ci sono solo io che non ho fatto valere le mie giuste ragioni per non essere tacciata di essere una femmina e questa cosa mi da' tanto, tanto fastidio.
lunedì 2 gennaio 2017
Piccoli imprevisti del 2016
Poi papàLibraio è andato a fare il cardiogramma.
Tutto bene, ma... faccia anche l'ecodoppler, che è un po' che non controlliamo le dimensioni dell'aorta (abbiamo familiarità con gli aneurismi, ahimé).
Quindi: dopo il cardiogramma, l'ecodoppler. Dopo l'ecodoppler, il cardiogramma sotto sforzo. Dopo il cardiogramma sotto sforzo, una combo dei tre: un eco-cardiogramma sotto sforzo. Dopo l'eco-cardio-sotto-sforzo una coronarografia.
Dopo la coronarografia, un bel ricovero immediato all'inizio di novembre, dove papàLibraio ha noiosamente villeggiato fino a mercoledì 23, quando è entrato in sala operatoria per due by-pass e la sostituzione di un tratto di aorta dispettosa che tendeva a gonfiarsi.
Mercoledì 23 novembre quindi l'ho passato nella claustrofobica sala di attesa TICC (Terapia Intensiva CardioChirurgica): una saletta di due metri per due corredata di cinque sedie da sala d'aspetto, un appendiabiti e un tavolino con sopra il cosidetto "diario dei parenti" (un quaderno su cui i parenti sono invitati a scrivere le loro impressioni a proposito dell'esperienza: insomma, tu te ne stai lì con il cuore in gola per un tempo indefinito e l'unica cosa a portata di lettura è un quadernetto pieno di testimonianze di gente che dice "caro nonno, purtroppo ora non ci sei più" "papà adorato, sono ormai centordici ore che sei sotto i ferri e noi siamo tanto tristi e spaventati e paurosi" "grazie a tutti i medici per aver fatto uscire lo zietto caro con il cuore nuovo ma il cervello inutilizzabile: vi saremo grati per sempre di averci donato un vegetale da curare per i prossimi tre secoli": l'ideale per uno che aspetta l'esito di un intervento).
Il chirurgo doveva uscire tra le due e trenta e le tre e trenta del pomeriggio. Quindi prima delle due e trenta sbirciavamo fuori impaurite perché il sottotesto era che "se il chirurgo arriva adesso vuol dire che dobbiamo chiamare le pompe funebri", tra le due e trenta e le tre e trenta sbirciavamo fuori pensando "dai che adesso arriva", dopo le tre e trenta, senza che nessun chirurgo si fosse fatto vedere, ci sbirciavamo a vicenda e a turno ci chiedevamo "sei preoccupata?" e l'altra invariabilmente rispondeva "Io? Certo che no!!!!". Inoltre, abbiamo scoperto che i blocchi operatori sono un viavai spaventoso la mattina, mentre dalle due e mezza del pomeriggio in avanti diventano uno scenario post-atomico: luce livida, freddo spaventoso, silenzio assoluto.
Alle cinque del pomeriggio il chirurgo si è palesato: questa meravigliosa visione ci ha comunicato che
e mi sono fatta riconoscere subito, perché quando mi pareva che il discorso fosse giunto a conclusione ho guardato il chirurgo e gli ho detto: "ok, dotto', facciamo come a scuola: io adesso le ripeto cosa ho capito e lei mi dice se è giusto oppure no" al che lui, un po' con comprensione un po' con compassione un po' con partecipe ironia ha replicato "vedrà che dopo un caffè tutto quello che le ho detto le sarà chiaro", ci ha stretto la mano ed è tornato in sala a vedere se papàLibraio era stato ricucito a dovere. Dopo un pianterello liberatorio, un caffè e una rispettosa orgia di carboidrati e grassi (due muffin cadauna: enormi e al cioccolato) abbiamo iniziato a inquadrare la situazione e a tirare un metaforico sospiro di sollievo.
Le settimane successive sono trascorse tra i reparti, la riabilitazione e qualche intoppo non previsto (delle fibrillazioni poco simpatiche e una bella influenza che hanno spostato le dimissioni alla fine dell'anno), ma finalmente il 28 papàLibraio è tornato a dormire nel suo letto.
Io in questo momento non so bene che dire, solo che penso di essere tendenzialmente contenta e grata e sollevata e che mi serviva davvero mettere tutto in forma scritta: messa nero su bianco, quest'avventura a lieto fine ha preso definitivamente i contorni della realtà.
Concludo con un augurio per il 2017 e oltre, rispolverando le mie radici pie: a tutti voi che passate di qui, e anche un po' a me e soprattutto a papàLibraio: ad multos annos!
giovedì 8 settembre 2016
Schadenfreude come se piovesse
Lo porto, scarico il fratello dai nonni, bevo il caffè, entro al lavoro.
Trilli whatsappiani, è il gruppo delle mamme.
"Scusate, ma davvero la scuola iniziava oggi?"
Non lo credevo possibile, ma ho trovato una mamma ancora più fuori di me.
Gongolante?
Chi?
Io?!?!?!?
venerdì 26 agosto 2016
Terremoti ed elefanti nella stanza
Con il post di oggi vorrei fare un'eccezione perché ritengo che sia il caso di parlare di una questione che riguarda noi tutti.
A due giorni dal tremendo terremoto che ha distrutto interi comuni nel Centro Italia, siamo di nuovo punto a capo: come già a L'Aquila nel 2009, sono ripartite le inchieste per disastro colposo. Obiettivo: capire come mai parecchi edifici, teoricamente costruiti come antisismici e altrettanto teoricamente collaudati di conseguenza, siano completamente crollati. Inoltre, l'articolo che ho riportato sopra sottolinea come i fondi per la riqualificazione antisismica degli edifici siano stati stanziati dal 2009 ma siano stati distribuiti e usati solo in minima parte.
Qui allora entra in gioco la mia piccolissima esperienza personale. A metà giugno del 2014, al quarto mese della seconda gravidanza, messa a riposo per un distacco di placenta, ho dato la disponibilità ad essere inserita nella lista che sosteneva l'elezione dell'attuale sindaco della mia città. Ci avevo provato già cinque anni prima, con risultato disastrosi; nel 2014 ho dato la disponibilità solo perché la legge sulle quote rosa impediva di presentare una lista senza un numero minimo di candidate e la lista, in quel momento, ne era parecchio sprovvista.
Non avendo praticamente fatto campagna per i motivi di cui sopra, consideravo un buon risultato arrivare a ricevere una decina di preferenze. Ne ho inaspettatamente ricevute venticinque che, per chi si presenta con una lista di centrosinistra in un comune come il mio, sono l'anticamera del Consiglio Comunale. Sono risultata la prima dei non eletti e quando uno dei consigliei ha accettato la nomina ad assessore sono subentrata al suo posto.
Ora, che cosa ho imparato in questi due anni?
La prima è che ogni manifestazione della vita pubblica (la convocazione di una seduta di consiglio, la pubblicazione di una delibera, la convocazione di un riunione pubblica, di una commissione consultiva, l'andamento di una conferenza capigruppo e via così) è sottoposta non alla Costituzione, al Codice Civile e a quello Penale, ma alla Legge di Murphy. Sappiate che, se doveste diventare amministratori pubblici, la prima regola che dovrete tatuarvi in fronte sarà proprio il sempiterno
lunedì 6 giugno 2016
Aggiornamenti sulla #FerranteFever
Giusto per dare un'idea: sono alla terza rilettura consecutiva.
Un inizio folgorante (la chiusa della prima parte, "vediamo chi la spunta adesso", non è solo un guanto di sfida tra Lenù e Lila, ma tra la scrittrice e il lettore: ti viene da dire, che diamine, certo che la spunto io, adesso vado avanti a leggere e vedrai!)
Ieri sono passata in un grande magazzino e li ho visti lì, gli altri tre volumi: hanno iniziato a venirmi i tremori, i sudori freddi e una tendenza incontrollata delle mani ad arraffarli e leggermeli lì, seduta sul pavimento. Un fulgido esempio di going cold turkey.
Con me c'erano ilGrandeG e iPiccoliG, però, quindi mi sono dovuta allontanare con la bava alla bocca e biascicando cose senza senso sul mio compleanno (il mese prossimo) e i tre volumi e la consapevolezza di due cose: che ilGrandeG non ci ha capito niente (gli uomini e i suggerimenti, velati e non: puah!) e che di certo non sarò in grado di aspettare un mese e mezzo prima di sapere cosa ne sarà di Lila e di Lenù.
venerdì 27 maggio 2016
Una vita in un istante
Raccontata così invoglia decisamente poco, soprattutto se aggiungete la chiosa dell'articolista ("per fortuna del protagonista, e forse anche del lettore, la narrazione si interrompe poco dopo il risveglio": se dovessi scrivere un libro e in una critica ci trovassi una considerazione del genere... bah, penso che appenderei la penna al chiodo e mi darei alla pastorizia. Il signor Di Schuler mi perdonerà la franchezza. Spero.).
Come fa notare l'articolo, però, il
Io, se devo pensare a un romanzo in cui un momento limitato nel tempo descrive l'essenza piena di una o più persone, penso a Gita al faro. E' stato un romanzo difficile, per me: l'ho approcciato qualche anno fa e l'ho lasciato perdere dopo poche pagine. Troppe divagazioni, descrizioni, movimenti lenti. L'ho riletto l'anno scorso, e bum!: forse non amore, ma grandissimo apprezzamento di certo. Perché è vero, ci sono dei momenti, nella nostra vita, in cui siamo più aderenti alla nostra vera natura, momenti che si dilatano per tutta una vita ricordandoci che non siamo mai stati più noi stessi di quella volta, di quel pomeriggio, di quella domenica.
Adesso però sarei curiosa di sapere a cosa pensate voi: quale romanzo descrive meglio quell'attimo nello scorrere del tempo in cui un personaggio diventa Il Personaggio?
E se volete farvi una cultura sui romanzi con le note e la storia delle note a piè di pagina, l'articolo è questo qui.
lunedì 9 maggio 2016
Un tête a tête... macabro
Da qualche tempo a questa parte ilPiccoloG, quando esce da scuola, è semplicemente intrattabile.
Quel mostro di pazienza che è sua madre si sgola in rimproveri che rimangono puntualmente inascoltati, quindi sale in macchina all'ultimo stadio dell'arrabbiatura. Poi, da budino quale è, si calma.
Oggi il piccolo ha sbottato come al suo solito, io ho fatto sentire le mie isteriche ragioni anche al polo sud, sono salita in macchina con lui tutto lacrimoso. Dopo qualche minuto ci siamo calmati e lui mi ha chiesto di potersi fermare ad asciugare i lacrimoni. Eravamo di fianco al cimitero e abbiamo approfittato delle fontanelle per renderci un po ' più presentabili prima di arrivare dai nonni. Poi mi sono resa conto che ieri era il compleanno della mia nonna, quindi abbiamo fatto visita ai nostri morti.
Siccome ilPiccoloG è stra-iperattivo, però, nel giro di due secondi ha cominciato a correre per i viali. Io inizialmente pensavo che no, non va mica bene, bisogna mostrare rispetto in un cimitero, fare silenzio, raccogliersi, meditare forse. Chissà cosa dirà chi lo vede, passerò per la mollacciona che effettivamente sono.
Poi mi sono accorta che, tra le cose belle che esistono al mondo, un bambino in felpa rossa che corre sulla ghiaia di un cimitero non è la prima che viene in mente. Ma in realtà è una cosa bellissima, così bella che, se fossi imperatrice del mondo, decreterei che i cimiteri diventino un immenso parco giochi, così da ricordare, a noi e a chi lì ci riposa, che la vita non finisce mica, anzi.
sabato 30 aprile 2016
Telegraficamente
Al netto di una pennichella tra le 5 e le 6.10, sono alla quattordicesima ora di seduta consecutiva.
Ogni minuto che passa mi stupisco del livello a cui possono arrivare le persone: nelle ultime tre sedute ci hanno dato degli automi che alzano il ditino a comando, degli inguaribili incompetenti, degli utili idioti, delle oche. L' opposizione sta seduta sui suoi banchi palleggiandosi gli interventi, tirando fuori un'espressione soddisfatta da "vi teniamo per le p@**€, bastardi".
In tutto ciò, una sola consolazione: sono a pag. 33 de "L' amica geniale".
venerdì 8 aprile 2016
L'ennesimo buon proposito che non manterrò
Parliamo di sette, dicesi 7 sedute di Consiglio. Per i consiglieri a Milano o Roma o Torino saranno anche la normalità: per me sono una bella montagna alta da scalare. Anzi, direi un altopiano, perché, considerando che le ultime tre sono dedicate al bilancio di previsione e l'anno scorso il previsionale l'abbiamo licenziato alle 5 del mattino, alla fine delle convocazioni non avrò neppure la gioia dello scollinamento ma solo una stanchezza atavica.
I miei due neuroni si stanno equamente spartendo i compiti: uno pensa a cosa sta facendo in questo momento e alle prossime cose da fare, l'altro si fa prendere da una crisi isterica.
L'unico modo per arrivare sani di mente a maggio - anche se io la sanità mentale non so proprio cosa sia- è trovarsi un obiettivo.
E il mio obiettivo è questo: arrivare all'inizio di maggio, dormire per tipo due giorni di fila, alzarmi e andare in libreria. La quadrilogia de L'amica geniale di Elena Ferrante: ecco il miraggio che mi aiuterà ad arrivare alla fine del tunnel.
Ci rivediamo il mese prossimo - a Dio piacendo s'intende.
martedì 22 marzo 2016
La Storia dentro casa
Era il 1956, aveva quasi sei anni e le truppe sovietiche stavano invadendo l'Ungheria.
Il suo racconto era quasi un'istantanea: lo stanzone dove abitavano, la portineria di una fonderia della Stalingrado d'Italia dove mio nonno faceva l'autista e mia nonna la portinaia, con in fondo il camino e la radio appoggiata sopra.
Ricorda i miei nonni appoggiati al camino, lui che voleva correre e mia zia quindicenne che lo sgridava, fagli sentire la radio che è importante, davvero, stai buono. Mio nonno, che qualche decennio prima aveva avuto il cattivo gusto di essere fascista, stava tornando indietro nel tempo: a quel buco nero tra 1944 e 1945, a Dresda. Era partito per la Germania con mia nonna che gli urlava nelle orecchie che non era una buona idea, che un uomo deve stare vicino alla sua famiglia, che non sarebbe successo niente di buono. Aveva ragione. I soldi guadagnati e spediti a casa sparivano magicamente alla frontiera. Mia nonna non sapeva più a che santo votarsi; mia zia chiedeva disperatamente una bambola per giocare e una bicicletta ma niente, non c'erano soldi per mangiare figurarsi per i giocattoli. Poi è arrivata la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1945: uno dei bombardamenti più devastanti della storia.
Questa disgraziata vicenda non poteva però finire così: dopo il bombardamento è arrivata l'Armata Russa. E alla vista di questi disgraziati italiani in camicia nera che potevano fare se non caricarli su un treno destinato a un campo di riabilitazione in Siberia?
All'arrivo del 15 agosto 1945, il treno che trasportava mio nonno era alle porte di Mosca. Pare che l'abbiano fermato in aperta campagna, abbiano fatto scendere i passeggeri, abbiano dato loro un foglio di via, indicato la ferrovia alle loro spalle e abbiano detto loro: gambe in spalla e tornatene a casa, la guerra è finita.
Mio nonno, partito dal mantovano con le pezze al sedere, è tornato a casa a piedi: con più pezze al sedere di prima e i pidocchi.
Nel 1956, mio nonno ascoltava la radio con le braccia incrociate sul camino, ci appoggiava sopra la testa e contemporaneamente la scuoteva con paura. Mia nonna cercava di consolarlo e lui le rispondeva "ma tu non capisci: arrivano, arrivano anche qui".
In qui giorni, mio padre ha scoperto che esiste una cosa che si chiama Storia e che si intrufola nelle nostre vicende quotidiane.
Oggi, tornando da scuola, anche mio figlio scoprirà che esiste una cosa che si chiama Storia: qualcosa che, mentre stai vivendo come fai sempre, potrebbe cambiarti la vita all'improvviso, o togliertela del tutto.
mercoledì 16 marzo 2016
La mia imprescindibile e non richiesta opinione sul caso Giorgia Meloni
Per chi negli ultimi mesi del telegiornale avesso guardato solo le figure, il caso è che l'ex ministro Meloni aveva accarezzato l'idea di candidarsi a sindaco di Roma. Alla vista del test positivo, sostiene di aver cambiato idea.
Aggiornamento del 16 marzo 2016, ore 14:39
Quod erat demonstrandum.
giovedì 3 marzo 2016
Oggetto: Mozione sull'introduzione di ulteriori servizi essenziali
buona parte dell'universo maschile si dimostra pressoché inabile ad accollarsi la benché minima incombenza (SonostatoalsupermercatomanonovendonoilsaleDavverooggiilpiccolodovevaandareagliallenamenti?Davvero
- una predefinita quantità di shottini per affrontare i colloqui con gli insegnanti, le recite scolastiche e i saggi di danza/taekwondo/muayThai/nuoto sincronizzato/ musica/ psicomotricità/teatro;
- l'inalienabile diritto del genitore ad ascoltare almeno un telegiornale a settimana senza che
i selvaggle adorabili creature pretendano di essere presi in braccio-aiutati a giocare-puliti-lavati-stirati-aiutati a bere e/o mangiare-minacciati continuamente di essere segregati in casa fino alla maggiore età se non si decidono a finire le zucchine- portati in castigo in camera a forza perché se ne sono fregati delle minacce genitoriali e non hanno finito le zucchine; - la possibilità per ogni genitore di partecipare a un programma assistenziale modellato sullo show televisivo Chiedi a papà;
Chiunque si trovi ad avere un minimo di autorità decisionale a inserire con effetto immediato i sopra indicati LEA nell'organizzazione della macchina statale, al fine di perseguire lo scopo di famiglie più felici ed evitare che i sopracitati genitori (soprattutto madri), in preda ad una crisi di nervi, facciano le valigie e se ne volino in un Paese dove non c'è l'estradizione.
Fatto, letto e sottoscritto in Monza e Brianza, lì 26.02.2016
lunedì 29 febbraio 2016
Housekeeping stats: Gasp!
Qualche giorno fa ilPiccoloG si rifiutava di fare qualcosa tipo mettersi le scarpe o sistemare la giacca: l'ho redarguito e lui mi ha risposto "Ma come, mamma? Oggi ho preparato la tavola, ho fatto abbastanza!"
Svariati rimproveri dopo, in un momento di tranquillità mi sono messa a fare qualche conto.
Considerando le seguenti medie:
- dieci pasti a settimana (i sette serali, i due pranzi del fine settimana e un pasto in più come media tra vacanze, maternità e miei periodi di lavoro part-time);
- tre operazioni a pasto (preparare la tavola, sparecchiare, lavare i piatti);
- due bucati a settimana;
- due pulizie dei pavimenti a settimana;
- una pulizia generale a settimana.
- 832 bucati complessivi;
- 832 lavaggi dei pavimenti;
- 416 pulizie generali ordinarie, senza considerare quelle straordinarie.
Questi 4.160 pasti hanno comportato un totale di 12.480 operazioni tra apparecchiatura, sparecchiatura e lavaggio.
E mio figlio pretende di essere osannato perché per una volta ha messo quattro piatti in tavola.
mercoledì 20 gennaio 2016
Un inizio fatto di inizi
Oggi quest'ultimo mi ha fatto leggere un gioiellino davvero carino: un racconto assemblato da Giacomo Papi. Assemblato perché non è un racconto originale ma è composto interamente da incipit di romanzi. Lo trovate qui, e ditemi: voi ne avete riconosciuto qualcuno? Io (vergogna vergognissima) uno solo. E devo ammettere (vergogna vergognissima/2) che quest'unico romanzo non sono mai neppure riuscita a finirlo.
Per ora, il mio buon proposito è quello di cercare il romanzo dell'incipit numero 3 e iniziare a leggerlo proprio il 3 di febbraio, giorno citato dall'incipit stesso. Ce la posso fare, spero.
lunedì 14 dicembre 2015
Tutto un lavorìo
C'è questo passo stra-citato dell'Ecclesiaste, quello che recita che c'è un tempo per ogni cosa. Fondamentalmente è un po' la base della vita: quella in prospettiva, da lattante-neonato-bambino-ragazzino-adolescente-adulto-anziano-andato, e quella quotidiana: lunedì bucato, martedì stiro, mercoledì bagni, giovedì cucina, venerdì vetri, sabato spesa, domenica riposo; sveglia-doccia-vestiti-colazione-scuola-nonni-lavoro-scuola-nonni-lavoro-commissioni-nonni-casa-cena-piatti-pigiama-nanna, al netto di eventuali necessità sporadiche (riunione, seduta, dentista). Oggi, 14 dicembre dell'anno di poca grazia 2015, questo passo lo interpreto così, come una variante del famoso "ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa" che si ripete a tutti i disordinati (come me) in saecula saeculorum. Fai le cose che devi fare in questo momento, non altre.
Regola alla quale sto vistosamente contravvenendo già nella scrittura di questo post, dato che sono al lavoro e invece di lavorare scrivo sul blog.
Piano piano piano questa Libraia sta arrivando qui: che tutto questo disordine, questo fare e disfare nel luogo sbagliato e al momento sbagliato, dipende solo da una cosa: questo posto nel mondo mi piace parecchio, ma io non piaccio a me stessa.
Da quando mi sono detta questa verità, sincera e incontrovertibile, è cominciato un lavorìo interiore che non mi da' tregua. Nessun altro, tranne voi che leggete queste righe, lo sa. Qualcuno probabilmente lo immagina, qualcun altro dovrebbe immaginarlo ma non so se lo stia facendo, qualcun altro ne è beatamente ignaro.
Non so dove mi porterà tutto questo pensare: forse causerà uno sconvolgimento tellurico che cambierà la vita mia e quella di chi mi sta vicino. Forse continuerò a farmi paranoie senza fine e non andrò proprio da nessuna parte.
Quello che posso dire, per ora, è che non sento l'adrenalina del possibile cambiamento ma solo la fatica del mettersi in discussione ogni minuto di ogni ora di ogni giorno.
mercoledì 2 dicembre 2015
Un compleanno di buone notizie
Mentre mi asciugo una lacrimetta un po' virtuale un po' no, leggo il giornale.
Leggo dell'incredibile intervento effettuato alla Mangiagalli (che è pure l'ospedale in cui sono nata io).
Leggo la bella lettera -pure parecchio paracula, ma bella- che il Signor Facebook ha scritto (anzi, fatto pubblicare: non puoi dire di non aver parole per descrivere qualcosa e far seguire un testo di nove fantastiliardi di parole) per la figlia appena nata ["Your mother and I still don't yet have the words to describe the hope you give us for the future" è una santa. santissima verità, nella speranza che la personificazione della speranza nel futuro non diventi un Trainspotting del 2030], e chi se ne frega se -come maligna qualche commentatore del Corriere- Mr.&Mrs.Facebook lo fanno solo per pagare meno tasse (che poi è quello che cerchiamo di fare tutti, diciamo la verità).
Insomma, al netto dei settantaduemila incisi del paragrafo qui sopra e del fatto che sono come sempre confusa e prolissa e coredemamma, direi che oggi è proprio un bel compleanno, monello mio.
lunedì 30 novembre 2015
Nasceva oggi: Lucy Maud Montgomery
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| Anna e Diana si rincorrono sul Lago dalle Acque Lucenti Fonte: Panorama.it |
La ricorrenza di oggi è il centoquarantunesimo anniversario della nascita di Lucy Maud, Montgomery, la mamma di Anne Shirley.
martedì 24 novembre 2015
Momento "La Settimana Enigmistica": Se non lo trovate... ve lo dico io!
Però.
Leggete che cosa riportano questi link:
1) da Il fatto quotidiano
2) da Repubblica.it
3) da RaiNews24
4) dal Guardian
Poi guardate bene le fotografie utilizzate a corredo. Che cosa non viene riportato né nelle didascalie né negli articoli?

