domenica 1 giugno 2014

C'est payé, balayé, oublié

Je me fous du passé.

Questa di Edith Piaf è una delle mie canzoni preferite in assoluto. Non so se la descrizione che ne danno nel film La vie en rose  sia aderente alla realtà o meno, ma mi piace l'idea di questa signora che, dopo averne fatte di cotte e di crude e averne pagato il prezzo, si decide a dichiarare al mondo: è stato tutto saldato, spazzato via, dimenticato; me ne frego del passato, riparto da zero.

Ieri era questo il mio stato d'animo.

Dovevo andare al lavoro, ma ilPiccoloG era stanchissimo e non sono riuscita a svegliarlo prima delle otto. Ancora semi-addormentato, non ne voleva sapere di lavarsi e di vestirsi. Non puoi farlo tu per lui (ci sono già le nonne che, quando lascia gli ultimi bocconi nel piatto, lo imboccano. Per la cronaca, tra meno di un anno e mezzo il piccoletto dovrebbe andare alla scuola elementare), altrimenti se ne approfitta e pretende di essere lavato e vestito tutte le mattine. Quindi mi armo di santa pazienza, un po' coccolo un po' minaccio un po' urlo e bene o male ce la facciamo. Con i nostri tempi, però. Quindi arrivo al lavoro tardi e le occhiatine sono del tipo
Beh, comoda lei che arriva quando cavolo le pare.
Ma arrivare la mattina presto come tutti no?
Marito ovviamente non pervenuto (si è eclissato, come tutte le mattine, verso le sette).

Dopo il lavoro, sono andata dai nonni a prendere ilPiccoloG. Ovviamente mi hanno fatto notare che avrei dovuto metterlo a dormire. Lui però voleva andare a vedere lo spettacolo dei burattini. E io mi sono detta: quando mai io e lui abbiamo mai fatto una cosa del genere? Dovrei trascinarlo a casa per pulire la casa e ascoltarlo con mezzo orecchio? Eh no, diamine. Lo porto a vedere i burattini.

Abbiamo finito alle quattro, e dovevamo ancora fare la spesa. Ovviamente non avevo calcolato il fattore stanchezza, quindi mentre eravamo alla cassa ha iniziato a frignare perché voleva una stupidata di quelle che vendono alla cassa. Una frignata di quelle spettacolari, con le cassiere che mi guardavano storto. Però intanto mi dicevo, questo ce l'ha sempre vinta, deve imparare che non sempre si può ottenere quello che si vuole. Era talmente stanco che, dopo aver pagato, si è buttato sul pavimento a piangere. Quando sono riuscita  a portarlo fuori, ormai mi avevano già bollata come MadreDegenere.

In macchina, sono crollata: non è possibile, mi dicevo, non è possibile che sbagli sempre tutto e in questa maniera. Mia madre mi dice che sbaglio ( non sono capace di tenere in ordine la casa, non faccio il bucato secondo le sue indicazioni, uso troppo l'asciugatrice, stiro male oppure non stiro affatto, non compro abbastanza vestiti per ilPiccoloG e quando li compro sono sempre o troppo grandi o troppo piccoli o troppo qualcos'altro). Mio padre mi dice che sbaglio (a parlare con i clienti, a non fare il report giornaliero delle consegne, a non tenere in un certo ordine le carte del lavoro). Mio marito mi dice che sbaglio (a non svegliarmi prima la mattina, a fare il bucato troppo raramente, a controllare troppo gli scadenziari anziché lavorare con le mani, a non lavare sempre i piatti dopo cena anche se sono stanca morta). I miei colleghi mi dicono che sbaglio (mi dimentico di cambiare i cartellini presenza a fine mese, arrivo sempre più tardi di loro al lavoro, sto troppo tempo alla scrivania). I miei suoceri disapprovano il fatto che porti al pre-scuola ilPiccoloG e che spesso, essendo in ritardo, gli faccia fare colazione in macchina; che lo faccia mangiare troppo tardi la sera e probabilmente anche qualcos'altro che ora non ricordo.

Dopo una breve sessione di piagnucolio (che, ditemi un po' quello che volete, ma è terapeutico da morire), mi sono detta: eh, no, cazz accidenti. Non è che io sono la Sbagliatrice Suprema. Anche gli altri sbagliano, però io generalmente ci passo sopra. O meglio, lo faccio notare ma non rompo poi troppo i coglio le scatole.

Quindi, che diamine. E' tutto spazzato via, pagato, dimenticato. Je me fous du passè. Je repars à zéro.


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Perché mica si può sempre andare a Londra a sfogarsi allo Speakers' Corner.