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martedì 7 aprile 2015

La grandezza di un autore: "Lettera a un bambino mai nato"

NOME DEL FARMACO: Lettera a un bambino mai nato
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Oriana Fallaci
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Rizzoli, Milano
COMPOSIZIONE:  se la grandezza di un autore risiede nella capacità di raccontare meravigliosamente cose che non conosce, ecco, questo romanzo è la prova che Fallaci era un autore grandissimo. La consapevolezza del corpo che cambia, la certezza di avere la vita dentro ben prima che un asettico test ne dia conferma, lo straniamento al pensiero di quella rivoluzione copernicana che porta un esserino di mezzo metro rannicchiato nella tua pancia, la ribellione nel momento in cui ci si accorge che quell'accozzaglia di cellule in rapida crescita la fa e la farà da padrone per molto tempo a venire, il fastidio nel venire ridotte a semplici incubatrici e nel dover iniziare a scendere a patti con la propria vita, il proprio lavoro, se stesse. Dall'altro lato, sentirsi prendere da un amore prima sconosciuto che ci è venuto addosso come un ladro nella notte, e soprattutto la paura. La paura atavica che qualcosa possa andare storto, la sensazione del cuore che si ferma al vedere anche solo una lieve, impercettibile, piccolissima goccia di sangue dove non dovrebbe esserci, l'iperventilazione, l'agitazione.
E poi, quell'incipit memorabile, che Panagoulis aveva, un po' per burla un po' perché era vero, diviso in versi:
Stanotte
ho saputo che c'eri:
una goccia di vita
scappata dal nulla.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: volete capire come ci si sente ad essere un'incubatrice ambulante? Ecco, leggete questo romanzo. Sorriderete, vi agiterete, piangerete: benvenuti su quell'ottovolante che si chiama gravidanza.
CONTROINDICAZIONI: evitatelo se siete di quelli che hanno convinzioni granitiche su tutto. Giusto per darvi un'idea, la dedica recita così:

A chi non teme il dubbio
a chi si chiede i perché
senza stancarsi e a costo
di soffrire e di morire
A chi si pone il dilemma
se dare la vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne


sabato 10 maggio 2014

Giganti, ce ne stanno pure qui: Bianca Pitzorno

Non credo di rivelare un segreto scottante se vi racconto che il vero nome del PiccoloG inizia -ovviamente- con la G ed è Giorgio. Un po' casualmente e un po' no, le prime due lettere del nome corrispondono alle prime due lettere del nome di: suo padre (qui chiamato IlGrandeG mica per niente, e poi anche perché mi ricorda tanto il GGG, il Grande Gigante Gentile di Rohal Dahl), suo nonno e il suo bisnonno.
Diciamo che prima ci siamo detti "che te ne pare di Giorgio?" "Oh, va' che bel nome. Mi piace proprio." "Purammè. Lo chiamiamo così allora?" "Andata".
Poi, qualche settimana dopo averlo in braccio, ci siamo accorti che c'era questo altro filo delle iniziali che legava le ultime quattro generazioni e mi è sembrata una cosa davvero tenera.
Inoltre, pensavo anche che di Giorgi che hanno fatto qualcosa di notevole ce ne sono un po': se su certe cose il Presidente-Con-Viva-e-Vibrante-Soddisfazione-Napolitano mi lascia perplessa, ho meno perplessità su Giorgetto Giugiaro e Giorgio Gaber. E anche re Giorgio VI non mi dispiaceva mica.

Se fosse stata una femmina, invece, mi sarebbe piaciuto darle un nome letterario. Ma quale?

Virginia, come la mia cara Woolf? Ma è proprio il caso di dare a una bambina il nome di una scrittrice immensa, certo, che però di certo non ha fatto una belle fine?
 ["Mamma, perché mi hai chiamato Virginia?" "Perché c'era questa signora bravissima che si chiamava Virginia anche lei. " "E cos'ha fatto la signora Virginia?" "Oh, beh, ha scritto libri meravigliosi. Un giorno, quando sarai grande, li leggerai e ti piaceranno tantissimo. " "E poi cos'ha fatto la signora Virginia?" "Mah, si è riempita le tasche di sassi e s'è buttata nel fiume."]

Un altro nome letterario che mi piaceva moltissimo -importabile per una donna di qualunque età, ma via, non sottilizziamo- era Amaranta. "Amaranta chi? " Amaranta, una delle figlie di Ursula e Arcadio Buendìa in Cent'anni di solitudine. Ma ce lo vedete voi ilGrandeG -uno che mi ha detto "Stella è il nome di una cosa, non di una persona, chiaro?"- dirmi "Oh, Amaranta.. che bel nome!"

Fortunatamente ho avuto un maschietto e il problema non si è posto.


Ma se fosse stata femmina, un'intervista letta qualche giorno fa mi ha fatto venire in mente il nome giusto: Bianca.

Bianca come Bianca Pitzorno, ovviamente. Ho avuto il piacere di incontrare la signora Pitzorno dal vivo, quando facevo la volontaria all'Unicef. Non immaginatevi che dopo essere state presentate abbiamo discusso di alta letteratura e del senso della vita, eh; è stata più una cosa del tipo "Bianca, questa è Libraia, una delle nostre volontarie." "Piacere, Libraia." "Piacere mio, signora Pitzorno." "Ti dispiacerebbe chiamarmi un taxi per la Stazione Centrale? Finisco l'intervento alle 16.00." "Certo, signora Pitzorno." "Grazie, molto gentile."
Insomma, state leggendo quella che una volta ha chiamato un taxi per Bianca Pitzorno, la più grande scrittrice italiana vivente di libri per ragazzi.

La produzione della Pitzorno, rivolta tanto ai ragazzi quanto agli adulti, è sterminata (soprattutto trattandosi di una persona che non fa la scrittrice di professione). Io l'ho conosciuta solo come autrice di libri per ragazzi e mi sento di consigliare questi romanzi, che secondo me possono tranquillamente essere letti con diletto anche dai maggiorenni:

Speciale Violante  e  Principessa Laurentina  (in quest'ordine, così crescete con la protagonista; il primo lo consiglio soprattutto se vi piacciono le serie televisive, perché usa proprio una serie come pretesto per il racconto.)

Polissena del Porcello (se siete allergici al mito della principessa tutta perbene e perfettina; come leggete nell'intervista, il libro è nato perché la Pitzorno odiava l'aura mitologica intorno a Lady D. Fanatici di Kate Middleton, astenersi, quindi.)

Clorofilla dal cielo blu (qualcuno critica questo libro definendolo inconcludente e confusionario; io credo che valga la pena di leggerlo solo per l'immagine di Milano trasformata in una giungla, con i bambini che si arrampicano sul monumento di Piazza Duomo ricoperto di liane. Astenersi coloro che trovano l'ecologismo uno specchietto per le allodole.)

Una cosa mi manca, però, ed è la produzione per adulti. Qualcuno di voi ha letto qualche biografia? Avete altri romanzi da consigliarmi?

mercoledì 23 ottobre 2013

Come ti demolisco il caso editoriale: "La verità sul caso Harry Quebert"

Prendete una storia, una storia con dentro: uno scrittor giovane che altri amici non ha se non il
professore/mentore dell'università; il suddetto mentore che ha qualcosa da nascondere; una storia d'amore tra un trentenne e una ragazzina che prima sembra una santarellina e poi una poco di buono e poi diventa una povera vittima. Una cittadina del New England affacciata sull'oceano, dove si conoscono tutti e dove tutti hanno qualcosa da nascondere.
Altro ingrediente necessario: l'autore della storia, che deve essere pur'egli uno scrittor giovane e fotogenico, sì da risultare affascinantissimo tanto in foto quanto seduto al tavolo della presentazione nella grande libreria.
Aggiungeteci una vittoria al Prix Goncourt des lyceens e un altro premio che ora non ricordo et voilà, ecco qui, ben confezionato, un caso editoriale che farà guadagnare all'autore belloccio, in questo caso il signor Joel Dicker, e alla casa editrice, in questo caso Bompiani, qualche bel soldino.

mercoledì 18 luglio 2012

Le correzioni, ovvero: quattro modi per scappare

NOME DEL FARMACO: Le correzioni
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Jonathan Franzen per l'edizione originale, Silvia Pareschi per la traduzione italiana.
ALTRI NOMI DEL FARMACO: The Corrections (Stati Uniti e Commonwealth).
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Einaudi, Torino

COMPOSIZIONE: come si fa per scappare dalle grinfie di una cocciuta madre del Midwest che si rifiuta di rinunciare al sogno della famiglia perfetta? Si diventa come Chip, un brillante accademico. Salvo poi finire nei guai con gli studenti. Oppure si diventa come Gary, un brillante dirigente di banca. Salvo poi doversi piegare ai capricci di una moglie egoista ed infantile. Oppure si diventa come Denise, giovane, attraente ed acclamato chef della scena culinaria di Philadelphia. Salvo poi finire ad ingarbugliare ogni situazione familiare che si trovi a tiro (la propria come quella degli altri). Infine si può fare come il capofamiglia Alfred, quel leone fiero e testardo che non rinuncia ad opporsi alle correzioni dell'implacabile moglie neppure al momento della morte.
La sola cosa che non dimenticò mai fu come rifiutare.  
Tutte le correzioni di Enid erano state inutili.
Era testardo   come il giorno in cui l'aveva incontrato.
E tuttavia quando  morì,  [...] Enid sentì che niente poteva uccidere la sua speranza, niente.
Aveva settantacinque anni e intendeva cambiare alcune cose nella sua vita.
(excipit, preso da Wikiquote perché non ho il libro sottomano)

venerdì 6 aprile 2012

Nemmeno se lo dice Inés

Prima di chiudere la settimana e prepararsi al fine settimana pasquale, un post di monito di vuole.
E' presto detto: se per caso l'osannata guida allo stile parigino di Inés de La Fressange (che, in un lampo di fantasia inspiegabile, è stata intitolata La Parigina) vi facesse gola, ascoltate una cretina. Non compratela.






sabato 5 marzo 2011

E tuo padre voleva un maschietto, ma -ahimè- sei nata tu

NOME DEL FARMACO: La ballata delle prugne secche
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Castelvecchi, Roma 
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Pulsatilla (al secolo Valeria di Napoli)
CATEGORIA FARMACOLOGICA: bio-novel, non-romanzo, insomma vedete un po' voi.
COMPOSIZIONE: quando una nasce a Foggia, prima o poi non può non cercare di mettere in pratica il detto "fuggi da Foggia". Quando nasce in una famiglia di sinistra con genitori abbastanza giovanili ma purtroppo incapaci, anticiperà i tempi. Certo che poi, finire a Milano in un'accademia di comunicazione upper class e very fashionable and trendy e venir soprannominata "Gabibbo" a causa di un giubbotto rosso comprato al mercato prima di partire non aiutano l'equilibrio. Puoi solo vendicarti con l'apertura di un blog che fa riderissimo e condividere con il mondo delle illuminazioni fondamentali (qualche assaggio in più lo trovate qui):
1)La cellulite è come la mafia. Non esiste. Se la sono inventata dal niente. O meglio, c’è sempre stata, ma, guarda un po’, per dieci milioni di anni non ha mai dato fastidio a nessuno. [...] Il 98% delle donne ha la cellulite: combatterla è un suicidio statistico collettivo. Avrebbe molto più senso che quel 2% di stupide sgallettate si facesse impiantare un chilo di arance sottochiappa invece di stare a impazzire noialtre tutta la vita. 
2)Crescere in una famiglia di sinistra significa avere genitori piuttosto giovanili, e avere genitori piuttosto giovanili, nel novanta per cento dei casi, significa avere a che fare con due incapaci. Se gli incapaci sono anche divorziati, la situazione si complica, perché mentre stai facendo la badante a uno, l’altro sta combinando guai dall’altra parte della città. Se poi uno dei due soffre di un disturbo bipolare maniaco-depressivo, e oggi pensa di essere san Francesco, e domani pensa di essere il Mago Zurlì, nel mentre che lo raggiungi in macchina lui avrà già mandato a carte quarantotto il reparto pescheria della Conad nel tentativo di moltiplicare le sogliole. Se poi, metti, l’altro genitore s’innamora di un musicista americano (aggiungendo un terzo – incapace – elemento divorziato alla lista, per di più non particolarmente sobrio), dandoti la fastidiosa impressione di essere imprigionata in un telefilm di Retequattro fascia pomeridiana, puoi ufficialmente – e a ragione – dire di essere un’adolescente con problemi.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: per ridere, ridere, ridere ancora.
INTERAZIONI MEDICAMENTOSE: alcuni passi in cui si racconta la vita quotidiana a Foggia mi hanno tanto ricordato questo film, a mio modesto parere degnissimo compare del libro.

mercoledì 16 febbraio 2011

Quella seconda, sottile linea rosa che ti dice: "D'ora in poi sarà tutto diverso"

Signori uomini, mi dispiace ma devo ammorbarvi di nuovo con un libro sulla mammitudine (un mio personale conio: maternità + solitudine, pensando a quel che avevo letto qui). Leggetevi comunque la recensione, non può che farvi bene. Quanto alle signore, spero nei vostri commenti!

NOME DEL FARMACO: Quello che le mamme non dicono
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Rizzoli, Milano
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Chiara Cecilia Santamaria
COMPOSIZIONE: giovane, magari laureata da poco, in piena gavetta lavorativa, decisa a bere ogni istante che la Provvidenza manda su questa terra, a godere dei piaceri della vita e a fare di tutto per crearti intorno un ambiente stimolante. Sì, ragazza mia, sei proprio tu.
Un certo giorno passi in farmacia e, con leggerezza, compri un test di gravidanza, dicendoti "tanto è negativo". Invece poche ore dopo ti ritrovi a guardare il test con aria incredula perché è spuntata una leggerissima linea rosa, quasi invisibile, che ti dice: "non sei mica sola. No, perché sotto il tuo ombelico si sta formando un embrione."
Questo è quello che è successo a Chiara, che in questo libro racconta della sua gravidanza e di come ha fatto  lei, ragazza spensierata all'inizio della carriera, a tirar fuori la nana dalla pancia, a tirarla grande, a cadere nel baratro della mammitudine, a venirne fuori e a diventare un'altra- ovviamente migliore.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: inizialmente, consigliavo il libro a tutte le mamme che, stanche del pupo che piange per le coliche, desiderano mollarlo a qualcun altro e andare a farsi un aperitivo in centro. Non siete sole, dicevo. Al termine della lettura, ho cambiato idea. Questo libro è per i signori uomini, i papà che domandano alla compagna "ma cosa c'è di così tremendo nello stare a casa a far niente con il pupo?" e per le amiche e gli amici che dicono "ammazza quanto sei cambiata dopo l'arrivo del pupo! E che sarà mai?"
INTERAZIONI MEDICAMENTOSE: appartenete a quella schiera di lettori che muore dalla voglia di sapere se Rhett e Scarlett si sono rimessi insieme? Allora date una lettura al blog da cui è partito tutto!
NOTE A MARGINE:  non è semplicemente un libro, è un caso editoriale tutto particolare: per un'esordiente assoluta, tre edizioni in due mesi non sono da tutti!

venerdì 31 dicembre 2010

Good News & a Good Book

Questa è una bella notizia. Ma è anche un futuro bel libro -viste le foto, è praticamente impossibile farne un brutto libro. Certo, bisogna armarsi di pazienza, e attendere il 2012.

Buon anno di nuovo!

mercoledì 6 ottobre 2010

"E' la paura che ci fa perdere la nostra coscienza."

NOME DEL FARMACO: Persepolis
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Marjane Satrapi
PRODUTTORE: Rizzoli-Lizard, Milano
FORMA FARMACEUTICA:  fumetto (quattro volumi raccolti in un'edizione integrale), 358pagg.
COMPOSIZIONE: metti di essere una bambina. Metti di essere nata  in Iran, dieci anni prima della rivoluzione islamica. Metti di aver vissuto quel periodo di radicale cambiamento sociale proprio quando anch tu stai iniziando a cambiare radicalmente (quello sfruculiamento dell'anima che si chiama pre-adolescenza, presente?). Metti di avere una famiglia che non vuole piegarsi agli stupidi diktat di una dittatura cieca. Metti che la stessa famiglia decide, quando tu hai quattordici anni, di mandarti a studiare in un altro Paese di un altro continente, perché almeno tu possa essere salva. Metti di essere sola, in un paese straniero, proprio mentre diventi un'adulta e non ci sia nessuno da cui farti aiutare, tranne te stessa;  cadi sempre più giù nel gorgo dell'autodistruzione. Metti poi di voler tornare a casa, dove però tutto è cambiato e devi sottostare a delle regole che trovi cretine e degradanti per la tua persona. Metti di incontrare un ragazzo che ti piace e poterlo frequentare solo di nascosto: la sola cosa che ti è permesso fare è sposarlo. Sarà quello giusto? Metti di accorgerti che non c'è spazio per te come persona in quello che speravi fosse davvero il tuo Paese. Che fai?
Ecco la storia di Marjane.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: a chi vuole avvicinarsi alla storia di un Paese e di una dittatura; a chi vuole vedere le conseguenze della Storia sulle persone.
POSOLOGIA: è una raccolta di fumetti: si legge agilmente in mezza giornata. Serve però almeno un'altra settimana per meditarci sopra.