Ultimo post: 31 agosto 2017.
Come a dire, ormai so' due anni.
Che è successo alla Libraia in questi due anni? Niente di che, ma un niente-di-che evidentemente impegnativo per creare due anni di assenza.
Ho finito il mio mandato come consigliere.
Io e il resto della coalizione siamo stati violentemente asfaltati dall'onda verde che ha coperto la Brianza.
Sincerità per sincerità, eravamo tutti stremati e quando l'asfaltatrice-onda-verde si è palesata abbiamo risposto "Fa' un po' come ti pare, ché noi ch'abbiamo da sopravvivere". Non poteva andare tanto bene, in effetti.
Ci siamo trasferiti con il lavoro. Solo per un pezzettino, quindi invece di stare tutti insieme più o meno appassionatamente adesso siamo più o meno appassionatamente divisi in due, con tutti i problemi logistici che ne conseguono.
Io tengo costantemente le dita incrociate perché tutto vada bene e quando mi ricordo scruto il cielo per vedere se il volo delle rondini è di buon auspicio.
Per il resto, faccio la brianzola: sono sempre al lavoro.
PapàLibraio è stato rimesso a posto tanto bene dal cardiochirurgo che è tornato a lavorare con noi. Fa quello che fatichiamo a fare noi quasi-quarantenni con una tranquillità che lascia senza fiato. Soprattutto, mi rompe l'anima perché quasi tutto quello che faccio a lui non piace. Ma sulla rinnovata dinamica "genitore autorevol-autoritario e figlia-sottomessa-ma-che-un-po'-s'è-rotta" torneremo un'altra volta.
IlGrandeG è sempre al suo posto, ma lavora più di me e nell'altra sede, quindi praticamente ci incrociamo solo a cena, ci guardiamo e ci diciamo "Tu hai una faccia familiare, ci conosciamo? Ah già, sei il tipo che ho sposato undici anni fa". Sarà per questo che andiamo ancora d'accordo?
PiccoloG e MicroG non sono più rispettivamente né Piccolo né Micro.
Uno si affaccia titubante alle soglie della preadolescenza, trascinato in un balletto di ormoni e frustrazione da un corpo che si allunga, irrobustisce, fa spuntare peli ovunque. L'anima, mi sa che quella vorrebbe restare indietro ma non si può.
L'altro gira costantemente con una faccia da monello coccoloso, mangia frutta a tonnellate e sa come farsi amare anche quando fa cose tremende. E ne fa, di cose tremende, a bizzeffe.
Io continuo a leggere più o meno compulsivamente. La saga dei Cazalet, la saga di Amburgo di Carmen Korn, tanti altri libri vari ed eventuali: leggo, rileggo e ri-rileggo, vago di libro in libro come un'apetta curiosa, continuo a comprarne a tonnellate e infatti adesso non so più dove metterli.
Questo è quanto.
Quanto al futuro di questo posticino che mi ha tenuto compagnia per un bel po', non so bene quando ritornerò qui e cosa ci farò, ma ci sono, vi assicuro.
E tutto sommato ho fiducia.
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lunedì 15 luglio 2019
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giovedì 27 dicembre 2012
Non so se voglio ancora essere una donna
Quando, verso il quarto mese di gravidanza, l'ecografia ha mostrato che mi portavo in pancia un maschietto, mio malgrado ho tirato un sospiro di sollievo. Che fortuna, bimbo mio -ho pensato- essere una donna è così faticoso.
In questi anni non ho cambiato idea, e ciò che leggo sui giornali di oggi non fa altro che andare a favore di questa mia tesi.
L'avete sentito, no?, del volantino affisso fuori da una chiesa di Lerici dal parroco, volantino dedicato a... come chiamarlo? "Tutto ciò che volevate sapere del femminicidio e non avete mai osato chiedere, perché vivete in una società dominata da miscredenti che bruceranno nel fuoco dell'inferno."
Non pensate che mi sia indignata leggendo qualche articolo di giornale. Certo, mi sono indignata, però prima di scrivere mi sono cercata il testo in questione. Eccolo qui. Leggetelo, uomini, donne, bambine, sorelle, amiche e nemiche. Io, personalmente, ne sono tramortita.
Insomma, signore mie, tanto per cambiare la colpa è nostra.
Noi, che abbiamo abbandonato il nostro ruolo di angeli del focolare.
Noi, che chissà chi ci crediamo per potercene andare in giro a lavorare a tempo pieno.
Noi, che lasciamo la cura dei nostri figli a qualcun altro.
Noi, e i nostri pasti freddi; i nostri vestiti sporchi; la nostra presunta autosufficienza.
Prego allora don Corsi e gli amici di Pontifex.it di spiegarmi questo paio di cose:
In questi anni non ho cambiato idea, e ciò che leggo sui giornali di oggi non fa altro che andare a favore di questa mia tesi.
L'avete sentito, no?, del volantino affisso fuori da una chiesa di Lerici dal parroco, volantino dedicato a... come chiamarlo? "Tutto ciò che volevate sapere del femminicidio e non avete mai osato chiedere, perché vivete in una società dominata da miscredenti che bruceranno nel fuoco dell'inferno."
Non pensate che mi sia indignata leggendo qualche articolo di giornale. Certo, mi sono indignata, però prima di scrivere mi sono cercata il testo in questione. Eccolo qui. Leggetelo, uomini, donne, bambine, sorelle, amiche e nemiche. Io, personalmente, ne sono tramortita.
Insomma, signore mie, tanto per cambiare la colpa è nostra.
Noi, che abbiamo abbandonato il nostro ruolo di angeli del focolare.
Noi, che chissà chi ci crediamo per potercene andare in giro a lavorare a tempo pieno.
Noi, che lasciamo la cura dei nostri figli a qualcun altro.
Noi, e i nostri pasti freddi; i nostri vestiti sporchi; la nostra presunta autosufficienza.
Prego allora don Corsi e gli amici di Pontifex.it di spiegarmi questo paio di cose:
- Qualche anno fa, in estate, me ne stavo tranquilla in metropolitana. Avevo un maglietta girocollo non scollata, con maniche a tre quarti, una gonna longuette (per i non addetti: oltre il ginocchio) e un paio di ballerine . Evidentemente i miei vestiti dovevano essere decisamente troppo provocanti, perché un tizio non solo ha cominciato a palpeggiarmi, ma mi ha anche seguita finché non mi sono fermata in piena piazza Duomo, di fianco alla camionetta dei Carabinieri. Ah, dimenticavo: non ero ancora sposata, ma portavo ben in vista sull'anulare destro le fede che mia nonna mi aveva lasciato in eredità. Però, certo, colpa mia che avevo lasciato il burka a casa.
- Com'è che quando lavoriamo non va bene perché trascuriamo la famiglia e quando non lavoriamo siamo le stronze che fanno la bella vita alle spalle del marito? La nostra entrata nel mondo del lavoro non ha forse fatto sì che le responsabilità della gestione di una famiglia venisse condivisa?
- Quando ci sposiamo, e abbiamo figli, e gli ormoni del post-gravidanza fanno in modo che cominciamo a lievitare come palloni e i figli rendono impossibile lavarsi i capelli tutti i giorni, siamo quelle che si sono lasciate andare, e nostro marito ha più che ragione a fabbricarci un palco di corna con il quale non riusciamo neanche ad entrare dal portone del Duomo. Quando ci sposiamo, e abbiamo figli, e combattiamo con gli ormoni del post-gravidanza per non lievitare come palloni e con i figli per poterci lavare i capelli tutti i giorni, siamo quelle che stanno pensando di mettere al marito un palco di corna tale che non passerà più neppure per il portone del Duomo. Dateci un vademecum: quali gonne, di quali colori, quali colori di capelli, quali gioielli, quali scarpe, quali maglioni, quali camicie. Potreste aprire una catena di negozi "Abbigliamento per donne che non vogliono farsi ammazzare", così compriamo lì e se per caso i nostri uomini ci ammazzano poi i nostri figli sanno a chi fare causa.
- Da ultimo, la domanda delle domande: ma gli uomini, in tutto questo, dove sono?
mercoledì 12 dicembre 2012
Vita domestica: nuovi arrivi per vecchie manie
C'è una questione che, in quasi cinque anni di matrimonio, ilGrandeG ancora non comprende fino in fondo: il fatto che, una volta lavati i panni, gli stessi debbano asciugare.
Non ce la fa, è più forte di lui. Quando siamo tornati dal viaggio di nozze, non capiva perché mezza giornata dopo il nostro ritorno le valigie fossero ancora mezze piene di vestiti da lavare; non riusciva proprio a concepire il fatto che lo stendibiancheria fosse pieno e che quindi bisognasse aspettare che ciò che era steso asciugasse per stendere la nuova tornata.
Quasi cinque anni dopo, a questa semplice ed ovvia legge dei cambiamenti di stato si sono aggiunte la mia ben nota pochezza in fatto di gestione domestica e il dettaglio che, essendo la lavatrice in garage e non in casa, spesso mi dimentico letteralmente di dover fare -o aver fatto- il bucato. Le nostre ceste della biancheria da lavare si sono progressivamente incicciottite; il lavaggio di alcuni pezzi è stato progressivamente rimandato alla bella stagione; la bella stagione è arrivata, carica di sole e di un bel po' di lavoro da fare, ilGrandeG è andato a fare prestazione di manodopera da un cliente, io ho cercato di tirare la carretta anche per lui: quanta voglia avrei potuto avere, una volta arrivate le ferie, di imbarcarmi in lavatrici seriali?
Arrivando Natale, quindi, mio marito ha avuto una bella pensata: facciamo qualcosa per arginare questo disastro. E mi ha comprato l'asciugatrice.
Non ce la fa, è più forte di lui. Quando siamo tornati dal viaggio di nozze, non capiva perché mezza giornata dopo il nostro ritorno le valigie fossero ancora mezze piene di vestiti da lavare; non riusciva proprio a concepire il fatto che lo stendibiancheria fosse pieno e che quindi bisognasse aspettare che ciò che era steso asciugasse per stendere la nuova tornata.
Quasi cinque anni dopo, a questa semplice ed ovvia legge dei cambiamenti di stato si sono aggiunte la mia ben nota pochezza in fatto di gestione domestica e il dettaglio che, essendo la lavatrice in garage e non in casa, spesso mi dimentico letteralmente di dover fare -o aver fatto- il bucato. Le nostre ceste della biancheria da lavare si sono progressivamente incicciottite; il lavaggio di alcuni pezzi è stato progressivamente rimandato alla bella stagione; la bella stagione è arrivata, carica di sole e di un bel po' di lavoro da fare, ilGrandeG è andato a fare prestazione di manodopera da un cliente, io ho cercato di tirare la carretta anche per lui: quanta voglia avrei potuto avere, una volta arrivate le ferie, di imbarcarmi in lavatrici seriali?
Arrivando Natale, quindi, mio marito ha avuto una bella pensata: facciamo qualcosa per arginare questo disastro. E mi ha comprato l'asciugatrice.
venerdì 5 ottobre 2012
Madre, mio unico amore
Dunque, ieri s'è sposata una delle mie amiche di lunghissima data.
La cerimonia era nel paese in cui andranno ad abitare. Non lontano da dove siamo noi, ma con un terrificante ostacolo di mezzo: la tangenziale.
Due giorni fa mia madre -ovviamente c'erano anche i miei genitori, perché se noi siamo quasi-cugine i rispettivi genitori sono quasi-zii- incomincia a dirmi che assolutamente alle dieci meno un quarto dobbiamo andare via così almeno siamo sicuri di essere lì per le dieci e mezza. E nella mezz'ora che ci separa dall'inizio della cerimonia che facciamo, contiamo i cubetti di porfido del sagrato? -ha obiettato mio padre.
Insomma, l'accordo con i miei genitori è stato: quando voi ragazzi siete pronti passate a prenderci e andiamo.
Solo che i giorni precedenti sono stati impegnativi e ho dovuto concentrare tutte le operazioni di restauro, trucco e parrucco nella mattinata.
Insomma, avete già capito.
Siamo arrivati dai miei genitori esattamente quando mia madre progettava di stare sul sagrato a sbirciare l'arrivo della macchina della sposa, a fare a gomitate per vedere il vestito in anteprima, ad applaudire e a rapire la mamma della sposa per dirle matuguardalenostrefigliecisembranochesianodellebambineeinvecesonograndievaccinateesposate. Se l'avessi venduta a un mercante di cammelli egiziano mi avrebbe odiato meno.
La cerimonia era nel paese in cui andranno ad abitare. Non lontano da dove siamo noi, ma con un terrificante ostacolo di mezzo: la tangenziale.
Due giorni fa mia madre -ovviamente c'erano anche i miei genitori, perché se noi siamo quasi-cugine i rispettivi genitori sono quasi-zii- incomincia a dirmi che assolutamente alle dieci meno un quarto dobbiamo andare via così almeno siamo sicuri di essere lì per le dieci e mezza. E nella mezz'ora che ci separa dall'inizio della cerimonia che facciamo, contiamo i cubetti di porfido del sagrato? -ha obiettato mio padre.
Insomma, l'accordo con i miei genitori è stato: quando voi ragazzi siete pronti passate a prenderci e andiamo.
Solo che i giorni precedenti sono stati impegnativi e ho dovuto concentrare tutte le operazioni di restauro, trucco e parrucco nella mattinata.
Insomma, avete già capito.
Siamo arrivati dai miei genitori esattamente quando mia madre progettava di stare sul sagrato a sbirciare l'arrivo della macchina della sposa, a fare a gomitate per vedere il vestito in anteprima, ad applaudire e a rapire la mamma della sposa per dirle matuguardalenostrefigliecisembranochesianodellebambineeinvecesonograndievaccinateesposate. Se l'avessi venduta a un mercante di cammelli egiziano mi avrebbe odiato meno.
domenica 22 aprile 2012
Eravamo tre amiche al bar
Un bar di Plaça Catalunya, un assolato pomeriggio di fine aprile. Otto anni fa.
Ma il destino è cinico e baro, diceva l'Elio dalla cattedra di matematica delle superiori, e ora non siamo più le tre ragazze in gita premio a Barcellona grazie all'avvento delle linee aeree a basso costo.
Da una settimana siamo tre signore sposate.
Io ho dato quattro anni fa, E. quattro mesi dopo la sottoscritta e R. lunedì scorso.
In attesa che R. torni dal suo caraibico viaggio di nozze, godiamoci la festa con un anfitrione d'eccezione: qualche citazione da un meraviglioso articolo di Dorothy Parker.
Ma il destino è cinico e baro, diceva l'Elio dalla cattedra di matematica delle superiori, e ora non siamo più le tre ragazze in gita premio a Barcellona grazie all'avvento delle linee aeree a basso costo.
Da una settimana siamo tre signore sposate.
Io ho dato quattro anni fa, E. quattro mesi dopo la sottoscritta e R. lunedì scorso.
In attesa che R. torni dal suo caraibico viaggio di nozze, godiamoci la festa con un anfitrione d'eccezione: qualche citazione da un meraviglioso articolo di Dorothy Parker.
HERE COMES THE GROOM
It's a woman's world. When a guest returns from a wedding, the first thing that is asked is, "How did the bride look?" No one ever rushes to meet the returning guest, panting in tones hoarse with suspense, "The groom, the groom- what of him?" [...]
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