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lunedì 16 novembre 2015

Dacci oggi la nostra paura quotidiana (Parigi è vicina)

Ho iniziato a scrivere questo post. Ho descritto il mio inizio di giornata, quello che mi è passato per la testa.

Poi mi sono fermata,

Ho cancellato tutto.

Ho avuto paura. Paura che qualcuno leggesse degli scenari apocalittici che mi sono venuti in mente e fosse talmente fuori di testa da metterli in atto.


E in soldoni la conclusione è questa: posso vivere con meno. Con meno vestiti, con meno cibo, con meno libri. Senza gas, senza elettricità, senza macchina. Con qualche acciacco in più.

Ma senza la libertà, mia, dei miei figli, degli altri miei cari no, davvero non posso vivere.

mercoledì 12 febbraio 2014

Non ci sono parole

Duecento metri in linea d'aria, forse anche meno, da dove lavoro. Nella stessa palazzina dove il sabato mi fermo a comprare il giornale. Vicino alla gelateria dove andavo sempre da ragazzina. Lungo il percorso che facevo per far addormentare ilPiccoloG quando me lo portavo al lavoro.
E lì che, ieri sera, un padre ha ucciso i suoi bambini.

Da ieri sera, di fronte a quel portone, stazionano fisse tre postazioni per la diretta televisiva.


La morte violenta, di bambini poi, è una cosa tremenda e contro natura.
Ma gli avvoltoi che di questa morte si cibano, sono ancora peggio.